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Amberd 4: La vita nel Castello

La vita nel Castello
Nell’Armenia medievale la vita scorreva cosi’ come in altre parti del mondo durante il feudalesimo: servi, schiavi e scribi servivano il loro padrone e la sua famiglia.

Le nostre apprensioni sulla vita del castello sono certamente fantasiose. Quel modo di vivere ci e’ arrivato tramite film o letture medievali. In realta’ la vita nel castello non era facile nemmeno per il padrone e la sua famiglia.

Una delle difficolta’ consisteva nel riscaldamento: c’era solo il camino il cui fuoco doveva stare sempre acceso. Certo, il riscaldamento era assicurato solo per la famiglia del padrone. I servi, i soldati ed altri erano costretti di accontentarsi di deboli lampade e sopportare inverni gelidi. Il castello, anche nei mesi piu’ caldi dell’anno, era freddo ed umido, e per tutti, probabilmente, era preferibile lavorare e passare la maggior parte del tempo all’aria aperta.

Il giorno cominciava sempre al mattino presto, quando uno dei soldati di guardia, con una tromba, segnalava l’inizio della giornata. I servi appena svegliati accendevano il focolare in cucina e il camino del salone principale: si cominciava la preparazione della colazione. Siccome il pranzo veniva servito al pomeriggio, rimaneva abbastanza tempo per fare la pulizia delle stanze, lavare i piatti, preparare il pranzo che veniva cucinato in pentole di metallo.
Quando si svegliavano il padrone e la signora, le cameriere mettevano in ordine le loro stanze, scopavano il pavimento, svuotavano i vasi da notte e lavavano i recipienti. Le lavandaie cominciavano subito il loro lavoro. Dopo una colazione leggera il padrone e la signora andavano in chiesa per la preghiera mattutina.
Siccome il padrone del castello aveva anche grandi terre e possedimenti, dove lavoravano contadini, una parte della giornata era occupata, evidentemente, con problemi di carattere agricolo. Questo lavoro era svolto insieme ad alcuni collaboratori. Spesso uno dei consiglieri era un religioso: la chiesa aveva infatti un ruolo importante nelle questioni laiche e politiche. Alcuni dei piu’ famosi vescovi e politici (come ad esempio Grigor Maghistros Pahlavuni) davano il loro contributo alla realizzazione di piani politicamente importanti per il paese. Con la loro attivita’ cercavano di prevenire divisioni interne e di mantenere la saldezza rispetto ai nemici esterni.

Gli uomini si occupavano di caccia. La caccia con il falco faceva parte alla cerimonia mattutina. Nel medioevo aveva grande diffusione la caccia al cinghiale, alla gazzella, al capriolo, alla pecora selvaggia come all’orso e alla pantera.

Delle necessita’ della signora del castello si occupavano le donne di servizio, mentre le signorine nobili la intrattenevano. Principalmente era la signora che seguiva i lavori delle donne del castello, e’ cioe’ le donne addette alla cucina, al ricamo e alla tessitura.

I soldati di stanza rappresentavano la difesa del castello. L’esercito del castello era composto da cavalieri, guardie e sentinelle. Durante le invasioni ogni soldato sapeva il proprio posto e quello che doveva fare. Nonostante la semplicita’ delle armi, l’arte medievale del combattimento era davvero una scienza complicata.
La vita nel castello, probabilmente, era viva e rumorosa: i fabbri lavoravano il ferro, i soldati si addestravano, i bambini, dopo la scuola, giocavano e facevano chiasso. Diversi artigiani lavoravano nel cortile interno, forgiavano armi e corazze, oggetti da cucina, cerchi per le botti, strumenti di lavoro come l’ascia, ecc.

Durante i giorni festivi le preoccupazioni sembravano dimenticate. I contadini, insieme con gli altri abitanti del castello, si divertivano e si sentivano piu’ liberi e spensierati.