Haghpat

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Haghpat 6: La galleria e la khachkar “Amenaprkich” (8). Biblioteca (Luogo dei manoscritti e di lettura)(9)

La galleria e la khachkar “Amenaprkich” (8)

Lo spazio che c'e' tra la chiesa e la biblioteca (la biblioteca fungeva anche da luogo dove venivano vergati i manoscritti) era coperto da un soffitto e divento’ un luogo sacro noto col nome di “il corridoio del Salvatore”. Questo si estende per la lunghezza della parte orientale della chiesa della S. Nshan. All'inizio qui si trovava il seminario del monastero.

In questa sala c'e' una cappella-sepolcro e varie croci di pietra scolpite; tra queste la croce di pietra “Amenaprkich” (salvatore di tutto).

Questa croce di pietra “Amenaprkich” fu scolpita nel 1273 in onore di Atabek Saduni ed e' un capolavoro d'arte che rappresenta una scena di crocifissione dipinta con diversi colori. La figura di Cristo e gli angeli sembrano vivi, e cio’ era veramente rivoluzionario perche’ precede di ben 100 anni il Rinascimento italiano.

Il colore rosso e’ ricavato dalla cocciniglia (che veniva ricavata dagli scarabei della pianura dell’Ararat). La cocciniglia valeva molto per il suo colore intenso, per la sua resistenza e per i molti usi: tinta per stoffe e per l'edilizia. Valeva come oro ed era famosa nei palazzi reali d'Egitto, di Costantinopoli e d'Europa.

Qui si trovano anche croci di pietra del 9˚ secolo nelle quali, sotto la croce, e' raffigurato l'Albero della Vita, una tradizione che viene dall'antichita'. Questo simbolo, un albero immaginario che cresce nel paradiso, si trova su tante croci di pietra. Spesso i rami sono rappresentati a forma di croce, o del sole o del volto di Adamo. Gli artisti scolpivano spesso simboli che rappresentavano elementi antichissimi della vita e cercavano di mostrare che per i fedeli Cristo e' la sorgente della vita eterna.


Biblioteca (Luogo dei manoscritti e di lettura)(9)

Accanto al muro nord della chiesa di S. Nshan fu costruita nell’11˚ secolo la biblioteca e la galleria. Il soffitto rotondo di legno della meta' del 13˚ secolo (1258-1262) fu sostituito nel 1273 da un soffitto di pietra appoggiato su archi a croce.

Qui veniva custodita la grande collezione di manoscritti antichi di gran valore del monastero di Haghpat. Haghpat era famoso come la piu' ricca collezione dei manoscritti armeni medievali. Nei secoli 11˚-13˚ il monastero divenne un nascondiglio per tutti i tipi di manoscritti armeni divenendo cosi' l'archetipo dell'attuale Matenadaran (in nome di Mesrob Mashtoz). I monaci raccoglievano e custodivano i manoscritti in tutto il regno Armeno, e quelli che non potevano trasportare, li copiavano.

In seguito, per sicurezza, i manoscritti furono trasferiti nelle grotte vicine al monstero. A meta' del 13˚ secolo i mongoli torturavano i monaci affinche' dicessero il posto dove nacsondevano i libri. Per questo motivo, dicono, 3 superiori e 12 giovani monaci cercavano di trovare la forza per affrontare il dolore nella frase del Vangelo: “Non date ai cani cio’ che e’ sacro, e non mettete le perle davanti ai porci”.

Attirano l'attenzione le brocche inserite dentro la terra. In esse un tempo si metteva del vino e del latte per tenere l'aria umida per la conservazione dei manoscritti e dei cibi.